Note su alcuni cloni del biotipo Morellino
In un mondo vitivinicolo sempre più competitivo e, di conseguenza, più specializzato, anche la scelta agronomica dei cloni per i nuovi impianti di Sangiovese con destinazione vino Morellino, può rappresentare la carta vincente per la promozione e il marketing del prodotto finale e semplificare enormemente il compito dei responsabili della commercializzazione. Sempre che, naturalmente, il produttore conosca, almeno in linea di massima, la collocazione e il target della sua possibile clientela. Per dirla in parole povere è inutile immettere su un mercato che richiede vini di pronta beva dei prodotti con grande vocazione alla longevità, e viceversa . Come altrettanto inutile è produrre vini dotati di un marcato parco olfattivo floreale o fruttato, quando la scelta del cliente è preferibilmente rivolta verso i vini di grande corpo/struttura (come i mercati dell’Europa centro-settentrionale) normalmente arricchiti dagli estratti dei piccoli legni. E così via.
A questo proposito abbiamo consultato i tecnici di un grande e noto vivaio del nord-est dal quale ci siamo fatti dare le caratteristiche presenti e futuribili di 4 cloni di Sangiovese – denominati VCR105, VCR106, VCR108 e VCR109 – del biotipo Morellino, che spiccano per un particolare quadro olfattivo caratterizzato da tipici descrittori fruttati, sia rossi che maturi, da singolari note floreali, ma, ancor più, da spiccate note speziate e fenoliche. L’acidità è, al palato, mediamente superiore ai valori varietali e così pure, l’astringenza: dati che gli conferiscono una grande tipicità e una decisa riconoscibilità.
Alla luce di quanto premesso, abbiamo voluto approfondire con i tecnici vivaisti le differenze fra i 4 cloni e, in particolar modo, specificare le caratteristiche “finali” dei vini da essi derivati. Abbiamo virgolettato la parola “finali” perchè non va dimenticato che dette caratteristiche restano comunque legate alle condizioni pedoclimatiche del vigneto, ovvero alla sua scelta zonale.
Vediamo intanto gli aspetti fenologici e ciò che ci potremmo ragionevolmente aspettare dall’approfondimento, in via teorica, del quadro polifenolico ed aromatico
VCR105
Clone di vigoria e produttività media, grappolo medio-piccolo, acino piccolo.
All’analisi sensoriale, dimostra marcata prevalenza dei descrittori speziato-fenolici e balsamici con forti note di fruttato rosso e fruttato maturo. Scarso l’erbaceo, mentre la sapidità supera abbondantemente i valori medi varietali.
Il quadro polifenolico ed aromatico lo predispone per vini da medio invecchiamento.
VCR106
Clone di vigore e produttività discreta, grappolo medio-piccolo, acino piccolo.
All’analisi sensoriale si evidenzia un’elevato speziato-fenolico e un caratteristico profumo floreale (viola). Elevata l’astringenza e notevoli i fruttati, rosso e maturo. Notevole la sapidità. Anche il quadro polifenolico ed aromatico lo indica per il lungo invecchiamento.
VCR108
Clone di vigoria leggermente inferiore alla media, produttività buona, acino e grappolo nella media.
La relativa povertà balsamica si salva al naso grazie ai prepotenti frutti rossi, mentre un’elevata astringenza viaggia di pari passo con una schietta acidità. Questo, insieme al profilo aromatico e polifenolico, lo suggerisce per vini da breve-medio invecchiamento.
VCR109
Clone di vigoria e produttività media, grappolo medio-piccolo, acino piccolo. Ben oltre la media varietale sono il fruttato maturo e il floreale, mentre astringenza, sapidità e acidità rientrano in un campo di assoluta normalità
Il profilo polifenolico ed aromatico sembrerebbero permetterne l’utilizzo sia per vini di breve che di medio-lungo invecchiamento.
In definitva però,facendo seguito a quanto già anticipato, è solo il vignaiolo che, sulla base della propria esperienza e delle richieste di mercato, può fare la scelta giusta a seconda dei risultati che si attende dalla vinificazione delle sue uve.
Facciamo alcuni esempi, valutando i risultati delle microvinificazioni dei 4 cloni.
a) L’intensità colorante è di gran lunga superiore nel clone VCR 109 rispetto agli altri, ma il clone VCR 106 ha una tonalità nettamente più rossa e molto meno aranciata.
Il clone VCR 109, però, ha un colore molto stabile nel tempo e ciò grazie a un’elevata polimerizzazione fra antociani e tannini.
b) L’astringenza, dovuta, come si sa, a tannini poco polimerizzati,è ben al di sotto dei valori medi varietali nel clone VCR109. Detto clone, che gode anche, come abbiamo già visto di elevate intensità e tonalità del colore, nonchè di durata dello stesso nel tempo, oltre alla forte presenza di antociani e di tannini ben polimerizzati, si trova inserito in un quadro complessivo di sicuro interesse per la realizzazione di vini di elevato pregio e di longevità nel tempo.
c) I vini ottenuti dai cloni VCR 105, VCR106 e VCR108, al contrario, mostrano caratterisitche che li rendono più adatti a fornire vini di più pronta beva risultando molto meno tannici, con caratteristiche cromatiche nella media e con sufficiente stabilità.
d) Un confronto fra i 4 cloni, inoltre, ci ha permesso di stabilire che fra i vini da essi derivati, il clone VCR 109 denota una presenza molto superiore di sostanze aromatiche libere (al contrario del VCR 108 che ne ha molto meno), mentre quest’ultimo è quello con il più alto valore di sostanze volatili legate agli zuccheri, che si svolgono però lentamente nel tempo. VCR 105 e VCR106 danno luogo a vini ricchi di speziato, mentre il primo presenta anche un bouquet più ampio di tutti gli altri.







